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Il sito archeologico di Poggio Giudio – Viterbo...
L’area di Poggio Giudio si estende a cominciare dal tratto di mura che va dall’attuale porta Faul, a porta Bove, per proseguire verso Ovest in direzione del Bullicame, Si tratta di un pianoro, piuttosto ampio, delimitato verso Sud dal fiumicello Urcionio. Quest’ultimo, nel corso del tempo ha inciso i deposito vulcanici che costituiscono la collina stessa, intaccandola profondamente e marcandola sul suo lato meridionale, con una parete tufacea che a volte assume l’aspetto di vero e proprio strapiombo, segnando...
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Il sito archeologico di Poggio Giudio – Viterbo...

L’area di Poggio Giudio si estende a cominciare dal tratto di mura che va dall’attuale porta Faul, a porta Bove, per proseguire verso Ovest in direzione del Bullicame, Si tratta di un pianoro, piuttosto ampio, delimitato verso Sud dal fiumicello Urcionio. Quest’ultimo, nel corso del tempo ha inciso i deposito vulcanici che costituiscono la collina stessa, intaccandola profondamente e marcandola sul suo lato meridionale, con una parete tufacea che a volte assume l’aspetto di vero e proprio strapiombo, segnando un dislivello in qualche caso anche di tredici metri. In alcuni casi l’intervento umano, frutto di vari tipi di attività, ha fatto arretrare il costone tufaceo di diversi metri. Il corso dell’Urcionio è segnato sul suo lato orografico di destra, da un percorso viario certamente antico, tuttora utilizzato: l’attuale, frequentatissima, Strada Bagni. La sommità della collina è caratterizzata da terreni agricoli, utilizzati in massima parte come oliveto e da strutture abitative private. L’area è conosciuta dai Viterbesi come Poggio Giudio. Il toponimo risale probabilmente al corso del Basso Medioevo e si deve al fatto che il luogo fu riservato dall’autorità comunale di Viterbo, come area di sepoltura per la comunità ebraica presente in città. Il toponimo è quasi scomparso per la verità dalle carte topografiche attuali, resta nella memoria storica dei Viterbesi e nella cartografia storica (Catasto Gregoriano, rimasto in uso a Viterbo per diverso tempo dopo l’Unità d’Italia). Parte del lungo costone che affaccia a mezzogiorno è soggetta avincolo archeologico. In esso si riscontra la presenza di sepolture a camera ipogeica, con corridoi di accesso, scavate nel banco di tufo. Le sepolture presentano una tipologia databile dal IV secolo a. C., a tutto il I secolo d.C. . E’ senza fondamento a nostro avviso, la notizia riportata su diverse pubblicazioni che vorrebbe la presenza di strutture sepolcrali a Poggio Giudio, risalenti già al VI secolo a.C. . Di strutture riferibili a tale periodo al momento non ne sono state identificate. Il ritrovamento, durante lavori di sterro, di materiali arcaici in qualche sepoltura, non dimostra l’arcaicità della struttura, ma la sola frequentazione dell’area. Si riscontrano anche strutture produttive che sfruttano la presenza su più livelli di ambienti scavati nel tufo. Esse sono relative a calcare, alcune di queste presentano strutture di servizio annesse, per la produzione e la lavorazione della calce viva. La calce era un prodotto di elevato valore commerciale, ancora agli inizi del XX secolo. Il suo utilizzo va ben oltre il campo dell’edilizia, per esempio si tratta...

Le altre tombe del sito di Poggio Giudio...

A due passi del Palazzo dei Papi, il sito di Poggio Giudio è una porta aperta sul mondo Etrusco. Il punto di partenza per la scoperta dei spettacolari siti Etruschi della Tuscia. Dei siti che sono escusioni storiche, ma allo stesso tempo naturalistiche e paesaggistiche.                       In anteprima, alcune delle tombe Etrusche del sito di Poggio Giudio:      ...

Epigrafe Latina

Questa epigrafe in caratteri latini e proveniente dall’area di Poggio Giudio, è attualmente conservata al Museo Nazionale Etrusco della Rocca Albornoz a Viterbo. L’epigrafe è incisa in maniera piuttosto precisa su un lato di un elemento in marmo bianco. Si tratta di una lastra facente parte di un monumento composto da vari elementi litici e che doveva costituire un segnacolo funerario o onorario. La scritta è leggibile integrando le lacune e le abbreviazioni come TVLLIVS IVSTVS o addirittura come IVLIVS In questo secondo caso il punto di separazione tra le parole appena percettibile, si sarebbe formato casualmente. La datazione di questa epigrafe è collocabile tra il I ed il II sec. d. C., con una maggiore propensione per il I sec. a. C. Entrambi i nomi ipotizzabili sono attestati da altre epigrafi ben conosciute e provenienti dall’area dell’Etruria Meridionale interna. Attuale zona di Viterbo. Share Tweet...

Epigrafe Etrusca

All’interno di uno degli ambienti ipogeici presenti nel Parco di Poggio Giudio si conservano i resti di una epigrafe in carattere etruschi, miracolosamente salvatisi a seguto dei molti interventi compiuto dagli uomini in questa area. Il testo inciso con una punta nel banco naturale di tufo è sinistrorso, ovverossia procede da destra verso sinistra ed è composto da cinque lettere, così disposte: la cui traslitterazione è TH Y K Y PH A la cui lettura attesta una radice non attestata in precedenza, la cui i italiano dovrebbe essere Fychyth ………. Non sappiamo se l’epigrafe continuasse verso il basso, mentre dovrebbe essere completa sia sul lato destro che sul lato sinistro. La scritta risulta incisa in un “cartiglio” (cornice), per la cui realizzazione sembra essere stato usato lo stesso strumento utilizzato per incidere le lettere. L’epigrafe dovrebbe essere datata in base alla cronologia della necropoli tra il IV e il II sec. a. C. Share Tweet  ...

Epigrafe Ebraica

 Nel ricordo di Ruben Presso il Museo Civico di Viterbo è conservata l’epigrafe di Reuben. Si tratta di una delle poche testimonianze tangibili provenienti dal luogo di sepoltura riservato agli Ebrei viterbesi. Poggio Giudio, per appunto. Non sono conosciute le modalità di ritrovamento del reperto, avvenuto probabilmente alla fine del XIX secolo. L’epigrafe è incisa in maniera precisa su di un blocco calcareo di forma quadrangolare e grossolanamente tagliato nelle parti destinate a non essere viste. Misura cm 29 in larghezza e cm 26 in altezza e di circa 10 cm di spessore. Non si tratta di una lastra esposta, ma di una lapide incassata in una muratura che evidentemente costituiva la sepoltura o parte di essa. Eccone la traduzione: “ non è stata felice per me la vita. amara è soffrire la tristezza per la morte di mio figlio la cui pietra tombale è posta qui. il mio e suo creatore voglia far risorgere la sua anima. sia benedetto chi ne rinnoverà il ricordo ora e sempre nel nome del signore eterno, amen. qui riposa il giudizioso e garbato reuben – possa vivere in eterno, il suo ricordo sia benedetto – figlio di nethanel chaim, fanciullo retto che è stato colpito a sette anni, nel (5)761 ” < anno 1401 e.v. > Queste sono le struggenti parole, di un padre costretto a sopportare la perdita di suo figlio di sette anni. Sono un pregevole esempio poetico, i cui motivi ispirativi non sono stati sufficientemente studiati. Il testo è esempio dell’alto livello culturale e sociale a cui era giunta la comunità giudaica di Viterbo durante il Medioevo. È quasi una gioia rinnovare il ricordo del fanciullo Reuben, seguendo l’invito religioso di suo padre. Share Tweet...

La tomba a capanna

Una delle evidenze archeologiche del Parco di Poggio Giudio è costituita dai resti di una “Tomba a Capanna”. Si tratta di una sepoltura scavata nel banco di tufo, purtroppo solo parzialmente conservata. Essa riproduce nei sui tratti essenziali una capanna di abitazione. Nell’ambito dell’Etruria il rapporto diretto tra la forma del luogo di sepoltura e gli spazi di abitazione (di vita) è ampiamente attestato, sia a riguardo alle urne ad incinerazione. recipienti che cioè raccolgono le ceneri dei defunti sottoposti al fuoco. Sia per quanto riguarda le inumazioni; cioè, gli spazi destinati a raccogliere il corpo in consunzione del defunto. Questo apporto si esprime attraverso una “riproduzione di forme” degli spazi destinati ai morti, riproponenti in forma reale o solo simbolica, quello di vita. In pratica si credeva che il morto avesse diritto in qualche modo a condividere lo stesso tipo di spazio che condivideva in vita. Nel caso di Poggio Giudio la Tomba cosiddetta a Capanna riproduce nella sua pianta la capanna primordiale delle genti etrusche, così come attestata sia archeologicamente che da esempi relativamente recenti e studiati etnologicamente. Questa sepoltura ha la particolarità di essere dotata di un piccolo corridoi centrale che parte dall’ingresso e si inoltra nel banco di tufo, ai cui lati sono della banchine per la deposizione dei defunti. La parte superiore della struttura, ad “arco rialzato”, riproduce in maniera schematica ma relativamente precisa la copertura di una capanna primordiale, così come veniva realizzata con materiali “deperibili”. Ovverossia con il sapiente intreccio e apparecchiamento di assi di legno di varie dimensioni e materiali straminei (fogliame e erbacee). Si tratta in pratica, della stessa tecnica utilizzata per la costruzione di ricoveri temporanei attuata in Maremma fino agli inizi del XX secolo. Il confronto immediato di questa struttura è con la ben nota tomba a capanna di Cerveteri. La cui monumentalizzazione e simbologia è stata ampiamente studiata. Per quanto riguarda gli elementi utilizzabili a precisare la sua collocazione cronologica (datazione), sono piuttosto scarsi. La presenza delle banchine e lo sviluppo complessivo della intera necropoli di appartenenza della struttura lascerebbe intendere una sua realizzazione tra il IV ed il II sec a. C. Si tratterebbe in pratica di un “attardamento simbolico” nell’uso di un tale tipo di struttura. Share Tweet...

La tomba del Portale

Si tratta di una sepoltura a camera nella quale in origine probabilmente erano collocati dei sarcofagi, di cui oggi non si ha più traccia. Essa riproduce un ambiente piuttosto regolare, realizzato per sottrazione di materiale naturale dal manco tufaceo che costituisce la collina. Allo spazio della camera si accede tramite un lungo corridoio di accesso a rampa liscia. L’ingresso è caratterizzato da una porta quadrangolare, decorata con elementi in rilievo riproducenti un “sistema di sostegno trilitico”. Si tratta di una decorazione che riproduce due elementi di sostegno verticali che sorreggono un elemento di sostegno orizzontale. In pratica si tratta del più elementare sistema costruttivo che l’umanità conosca. Questo sistema può essere realizzato tramite elementi lignei ( è il caso delle capanne) o litici (tolos). Questo secondo caso trova la sua massima espressione concettuale nella costruzioni templari: due sostegni verticali, le colonne, che sorreggono un elemento orizzontale, l’architrave. Nel caso della Tomba del Portale, la rappresentazione del trilite in rilievo ai lati dello spazio di accesso alla camera, non ha funzione strutturale, ma puramente decorativa. Si fossilizza in questo modo un sistema costruttivo che aveva in qualche maniera una sua valenza di pregio. Purtroppo parte della decorazione è stata danneggiata nel tempo da interventi di scavi di spoliazione. La realizzazione di questa decorazione è particolarmente interessante e originale. Essa colpisce molto l’osservatore. Tanto è vero che nel corso del tempo la sepoltura è stata identificata con un nome che attesta la rilevanza del suo ingresso. All’interno l’ambiente quadrangolare, sembra aver subito interventi di asportazione di vario genere nel corso del tempo. Lo spazio risulta completamente svuotato. Elemento di notevole interesse invece è la decorazione del soffitto. Essa riproduce un tetto ligneo a doppio spiovente, con travatura centrale posta nel senso dell’ingresso. Questo tipo di decorazione è piuttosto consueto in ambito funerario etrusco-romano. Naturalmente esso tende a riprodurre lo spazio abitativo, oppure in maniera più sacrale lo spazio del tempio quale luogo di culto. La particolarità della rappresentazione degli elementi lignei sta nel fatto che quelli che dovrebbero essere gli assi obliqui della travatura, sono espressi “in negativo”, cioè per sottrazione di materiale tufaceo e non in positivo, cioè facendo distaccare “a tondo” l’elemento rappresentato, così come è stato fatto per la trave di colmo (centrale). Con molta probabilità un tale tipo di lavorazione è funzionale al fatto che l’intero ambiente doveva essere rivestito di elementi lignei, compreso il soffitto. Gli incassi in negativo nel tufo dovevano servire molto probabilmente a...

Le epigrafi di Poggio Giudio...

Epigrafe Ebraica Nel ricordo di Ruben Presso il Museo Civico di Viterbo è conservata l’epigrafe di Reuben. Si tratta di una delle poche testimonianze tangibili provenienti dal luogo di sepoltura riservato agli Ebrei viterbesi. Poggio Giudio, per appunto…                 Epigrafe Etrusca All’interno di uno degli ambienti ipogeici presenti nel Parco di Poggio Giudio si conservano i resti di una epigrafe in carattere etruschi, miracolosamente salvatisi a seguto dei molti interventi compiuto dagli uomini in questa area…                 Epigrafe Latina Questa epigrafe in caratteri latini e proveniente dall’area di Poggio Giudio, è attualmente conservata al Museo Nazionale Etrusco della Rocca Albornoz a Viterbo. L’epigrafe è incisa…           Share Tweet...

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